La ricerca per Progetto Ustica #4: la rottura in volo del DC9

In attesa di raccontarvi della nuova build che stiamo ultimando (e che con tutta probabilità sarà distribuita ai supporter “collaudatori” della campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso entro poche settimane), ecco alcuni dettagli sul momento dell’abbattimento e della rottura in volo del DC9.

Questo scenario si basa sulla perizia di parte civile e sulla ricostruzione dei fatti degli ingegneri Algostino-Pent-Vadacchino del Politecnico di Torino, le cui posizioni sono riassunte in queste pagine dell’Istruttoria Priore.

Alle ore 20.58 il DC9 procede in direzione sud all’incirca a metà strada fra Ponza e Ustica. Procede a 20000 piedi di quota (6730m circa) alla velocità di 230 m/s (800 km/h circa).

I passeggeri sentono il rumore di fondo di un normale volo di linea, oltre a voci e rumori tipici di una cabina passeggeri. All’improvviso, dall’esterno sul lato sinistro proviene un rumore rosa molto intenso e  un caccia militare (nella nostra ricostruzione un MiG-23 libico) transita molto vicino al DC9, allontanandosi e al contempo prendendo quota.

Quello che segue avviene in modo verosimile fra i 4 e i 6 secondi, a partire da circa cinque secondi dopo l’apparizione del caccia alla sinistra del DC9.

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EVENTO 0
• Un missile militare con carica esplosiva di almeno 10kg detona a meno di 12.5m dalla zona anteriore destra della fusoliera del DC9, investendolo con un onda d’urto che genera un beccheggio a salire di 65° e un rollio di 15° in senso antiorario, oltre a un sensibile spostamento verso sinistra rispetto alla traiettoria tenuta fino a quel momento.
• All’interno i passeggeri sentono un colpo quasi assordante (almeno 100db) e vedono la luce dell’esplosione dal lato destro del DC9.
• La parte anteriore destra della fusoliera viene superficialmente scalfita dalle schegge del missile. I detriti finiscono nel motore destro.

EVENTO 1
• Il DC9 continua a spostarsi verso sinistra a causa dell’esplosione.
• A causa dell’onda d’urto, il motore destro si stacca con un movimento rotatorio in senso orario (verso l’esterno).
• Parte della fiancata destra in prossimità del motore si stacca, si depressurizza il vano toilette e inizia la depressurizzazione dell’intera cabina. Diversi passeggeri, se non tutti, perdono i sensi.
• Interruzione dell’alimentazione elettrica (e quindi di comunicazioni radio, registrazioni e luci) causata dallo scollegamento dell’alternatore di alimentazione presente nell’area del motore destro.

EVENTO 2
• I collegamenti elettrici sono ristabiliti poiché il cross-tie relay collega in automatico alla barra sinistra le utenze perdute.
• Pochi millisecondi dopo si ha una nuova interruzione dell’alimentazione elettrica poiché anche il motore sinistro si stacca, con un simile movimento rotatorio verso l’esterno, a causa del cedimento strutturale dell’ordinata di forza 786.

EVENTO 3
• La perturbazione prodotta sull’assetto di volo causa il distacco del troncone di coda del DC9, sull’ordinata di forza 642.
• Alcuni passeggeri sono risucchiati all’esterno e la cabina si depressurizza completamente.
• Nel momento della rottura in volo l’unico suono percepibile è il fischio dell’improvvisa depressurizzazione e il rumore assordante dell’aria.

EVENTO 4
• L’ala sinistra, sottoposta a sforzo da diversi secondi per il movimento rotatorio antiorario causato dall’esplosione, si spezza contribuendo alla totale perdita di assetto del DC9.
• L’aereo precipita diviso in questi due tronconi principali in circa un minuto, mentre motori e pezzo di ala sinistra cadono in modo indipendente, a piombo, in circa 40 secondi.

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La ricerca per Progetto Ustica #3: gli aerei militari coinvolti

Durante la nostra ricerca abbiamo affrontato il problema di rappresentare nel modo corretto gli aerei militari che popolano lo scenario della simulazione. Da un lato il problema è proprio l’identificazione di quei velivoli che verosimilmente potevano essere in cielo in quel momento, dall’altro la questione è definire correttamente modelli, estetica e accessori di questi stessi apparecchi.

Abbiamo chiesto l’aiuto di Daniele Azara, game designer con una passione di lunghissima data per l’aeronautica e gli incidenti che coinvolgono velivoli.

Certamente presenti sono due Lockheed F-104 italiani, di ritorno da un’esercitazione nella zona di Verona Villafranca verso la base aeronautica di Grosseto.  I due velivoli, appartenenti al 4° Stormo con base appunto a Grosseto, sono un biposto (TF-104), guidato dai due istruttori Naldini e Nutarelli, e un monoposto (F-104S oppure un F104-G) pilotato dall’allievo Giannelli. Entrambi sono configurati per una missione di addestramento tattico, dunque non armati, ma comunque dotati di serbatoi laterali (tanker) senza i quali avrebbero un’autonomia molto limitata, insufficiente al compimento della missione nella zona dell’aeroporto veronese.

Probabilmente presenti sono uno o due Mikoyan-Gurevich MiG-23 libici, del tutto identici, colorazione e simboli a parte, a quelli russi. Nella nostra interpretazione questi apparecchi sono di ritorno da basi jugoslave, dove hanno ricevuto manutenzione programmata. Se questi aerei siano armati o meno è ancora una questione aperta su cui stiamo ragionando. Di certo per un percorso così lungo sono anch’essi dotati di un serbatoio aggiuntivo sotto la pancia.

Altri modelli che stiamo considerando di utilizzare sono quelli statunitensi, imbarcati nella portaerei Saratoga, il cui coinvolgimento nella vicenda rimane da definire con certezza, oppure decollati da una delle basi NATO nel nostro territorio (Decimomannu, Gioia del Colle, Crotone, Sigonella, ecc).  Nel 1980 l’unico velivolo imbarcato sulla Saratoga e in grado di portare avanti operazioni di difesa area è il Phantom II, mentre dalle basi potrebbero verosimilmente decollare anche dei Grumman F-14 , dei McDonnel Douglas F-15 o dei General Dynamics F-16, in grado di raggiungere l’area fra Ponza e Ustica in un tempo compreso fra i 5 e i 30 minuti a seconda della distanza..

Il coinvolgimento francese infine, che è ormai dato per assodato pur mancando conferme ufficiali, si suppone riguardi la portaerei Foch, in mare a sud est della Sardegna, oppure la base corsa di Solenzara. Una coppia di Mirage F1, molto adatti allo scramble, potrebbero verosimilmente essere decollati dalla base, nonostante questa fosse un luogo deputato all’addestramento e non alle operazioni di caccia; in alternativa due Super-Etendard, velivoli per eccellenza imbarcati nelle porterei francesi dell’epoca, potrebbero provenire dalla portaerei e raggiungere lo scenario di guerra sul Tirreno più rapidamente.

Altri velivoli popolavano i cieli italiani in quei mesi. Caccia russi, israeliani, britannici e belgi sono stati alternativamente associati alla vicenda di Ustica e in questo momento stiamo vagliando la possibilità di aumentare gli attori in campo quella notte.

La ricerca per progetto Ustica #2: le ipotesi

Una delle fasi più importanti della ricerca per Progetto Ustica ha riguardato la ricostruzione del momento della rottura in volo dell’aereo: quello che abbiamo chiamato “Il momento in cui successe”.

Sin dalle prime inchieste, basate sui tracciati radar dei vari siti di rilevamento incontrati dal DC9 nel suo percorso e sui ritrovamenti delle vittime in mare, sono emerse indicazioni nette sulla presenza di altri velivoli nella area dell’evento. Nel tempo prendono forma tuttavia quattro ipotesi ben distinte:

  • la quasi collisione con un velivolo non identificato presente nello scenario;
  • il cedimento strutturale del DC9, usurato dagli anni di servizio;
  • la presenza di una bomba a bordo, molto sponsorizzata in ambienti governativi e che avrebbe inevitabilmente addossato le colpe a gruppi estremisti politicizzati;
  • l’impatto del DC9 con un missile lanciato, per errore, da un aereo militare non identificato.

Le perizie svolte a ridosso dell’evento escludono le prime due ipotesi ma non possono pronunciarsi sulle altre due, la bomba a bordo e il missile, poiché il relitto del DC9 non è stato recuperato. Dopo un’altra commissione d’inchiesta e altre perizie, oltre al recupero del relitto avvenuto nel 1987, emergono degli strani “buchi” nei tracciati radar e nelle comunicazioni. È di fatto impossibile ricostruire con assoluta certezza gli eventi, tuttavia è chiaro che queste mancanze non sono casuali ma sono il frutto di un piano di insabbiamento.

Nel 1990 un’altra istruttoria, condotta dal giudice Priore indaga proprio su questa ipotesi e, dopo quasi dieci anni, arriva a chiedere il rinvio a giudizio diversi generali, ufficiali e sottoufficiali dell’aeronautica militare, colpevoli della manomissione delle prove al fine di mantenere segreta una misteriosa operazione militare che ha incrociato la rotta del DC9 solo perché questi era in ritardo di due ore circa.

Ripercorrendo la storia peritale delle quattro interpretazioni, Priore propende infine per la quarta ipotesi, la presenza di un missile esploso all’altezza della prua destra della fusoliera del DC9. Secondo lo scenario presentato dagli ingegneri Algostino, Pent e Vadacchino per l’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica: tale ipotesi è formulata secondo il metodo dell’albero delle probabilità: “se nel dovere scegliere tra varie ipotesi si riesce ad escluderle tutte ad eccetto di una, quest’ultima ha un grado di certezza equivalente a quello che si sarebbe avuto nel caso che essa fosse stata dimostrata direttamente” e va quindi accettata come la più verosimile.

La conclusione del giudice Priore è ciò da cui siamo partiti per il nostro lavoro di ricerca su Progetto Ustica: “è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto”.